Archivio mensile:Maggio 2018

Savona : “Mondomarine” :  come si uccide un’eccellenza. Cronache dalla “Crisi Complessa”

“ C’erano tutti gli ingredienti del jet set mondano: belle donne al top della visibilità, auto fiammanti di grossa cilindrata, vestiti e gioielli di lusso.. e logicamente l’ingrediente fondamentale per un cantiere di maxi nautica che va per la maggiore: tanti armatori, già corredati del loro panfilo o in attesa di scegliersi il ‘giocattolo’ giusto, provenienti da tante parti del mondo: Europa, Asia, Medio Oriente, Russia, America e anche Italia ”…

Così il periodico “Ship-2 shore” descriveva la festa che il 18/09/2015  aveva celebrato, a Savona, i 100 anni del cantiere Campanella-Mondomarine, un’eccellenza della nautica di lusso. Sul palco, a celebrare i successi della ditta, c’erano Alessandro Falciai, presidente di Mondomarine e Roberto Zambrini, socio di minoranza e una flotta di ballerine guidate, fra fuochi di artificio e fontane di champagne, da Elenoire Casalegno “straripante nella sua intatta avvenenza all’alba dei 40 anni” …

Oggi quell’evento, costato – dicono gli operai – 600.000 euro, fa pensare all’ultima festa sul ponte del Titanic. La crisi del cantiere infatti, è emersa come un iceberg meno di due anni dopo, nel giugno 2017, ed è precipitata in inverno, prima con il ricorso al concordato preventivo, poi, il 29 dicembre, con il fallimento.

“ Oggi siamo in un limbo – dice Silvano Pintus, uno dei  43 operai di Mondomarine che non vedono più un euro da novembre  – non abbiamo nulla , né la cassa integrazione, perché non c’è, al momento, nessuna certezza  di ricominciare a lavorare, né la mobilità perché non siamo mai stati licenziati.”

Il “Limbo” è un labirinto di capannoni che fronteggia il mare grigio acciaio del porto di Savona. L’estate scorsa ronzavano tutto il giorno, mentre ora resistono in silenzio al vento gelato che flagella la costa e fa oscillare come bandiere ammainate le imbragature che calavano in acqua gli scafi esagerati degli emiri e degli oligarchi.

Intorno a tre o quattro yacht in manutenzione, lavorano solo 14 operai ingaggiati con contratti a termine dalla Palumbo Group Shipyard, uno dei marchi più noti delle costruzioni navali. Palumbo ha affittato il cantiere per 6 mesi e, se riuscirà a prenderne il controllo, è impegnato ad assumere 45 dipendenti su 57, ma , ai cancelli, la prudenza si colora di scetticismo .

 “ Se Palumbo non acquisisce il cantiere saltano tutti gli accordi – dice Antonino Episcopo– “non c’è nessuna certezza. La regione e le autorità locali si sono interessate all’inizio della nostra crisi , ma ora pensano solo al dopo-elezioni. Quando abbiamo occupato il cantiere in dicembre, è venuta la sindaca di Savona e qui c’era la stampa tutti i giorni, ma ora siamo stati dimenticati da tutti ”

“Facciamo scafi per Italiani, Greci, Russi, Ucraini,Tedeschi…Sugli yacht non c’è concorrenza – spiega Luca Valente della Rsu– sono gioielli personalizzati e gli italiani hanno ancora in questo settore un prestigio internazionale intatto. ‘Mondomarine’ non è andata in crisi per il mercato. Qui si arrivava a dar lavoro sino a 500 persone. Nel giugno 2016 il bilancio era in attivo. Le commesse le avevamo, ma c’è stata una sottrazione di somme. I giornali parlano di 30 milioni di euro . Di fornitori che non sono stati pagati e che hanno dovuto licenziare. Poi è toccato a noi : prima la cassa integrazione, poi il concordato preventivo…e alla fine il fallimento !“

L’indagine su Mondomarine, nata dalle denunce di clienti che, dopo aver versato congrui anticipi non avevano mai visto gli yacht che avevano ordinato , ha coinvolto i vertici della società ipotizzando, per gli anni 2014-2015-2016, reati che vanno dal falso in bilancio, sino alla bancarotta.

 “ E’ stata la nostra più grande umiliazione – dice Luca Valente della Rsu – perché non hanno soltanto lasciato il lavoro e fatto sparire i capitali , ma hanno distrutto tutto, hanno lasciato terra bruciata, e chiunque verrà adesso a rilevare l’azienda e prima di rifarsi una clientela e una affidabilità avrà bisogno di tempo “.

Alessandro Falciai, l’ex-presidente di Mondomarine,ha spiegato che l’indagine è conseguenza dell’azione di responsabilità che lui stesso ha promosso – in qualità di azionista di maggioranza – contro i manager della società, ma a un certo punto gli operai lo hanno accusato di voler abbandonare la nave come uno Schettino qualunque e, cosa ancor più grave di aver cercato di farlo con il proprio yacht :

“ I rappresentanti dei sindacati hanno avuto parole durissime per il principale azionista” raccontava il sito di informazione IVG il 29/9/2017 spiegando che a giugno, quando Falciai chiese ai dipendenti di mettere il suo yacht in mare, anche se non era terminato, suscitò il sospetto che volesse portarlo in un altro cantiere, sottraendolo all’eventuale blocco successivo ad un possibile fallimento per cui : “L’8 giugno i lavoratori bloccarono i cancelli impedendone il varo“, animando una scena degna di Ėjzenštejn e del “Potemkin”…

 “Forse l’intento dell’ultima proprietà di Mondomarine – dice con amarezza Antonino Episcopo– non era più quello di costruire navi, perché non è possibile che si arrivi ad un ammanco di 30 milioni mentre si lavora ! Se pensiamo ai cantieri Solimano, a Baglietto , a Scialino.. Savona era la provincia più importante per la cantieristica e adesso non esiste più un cantiere navale !”

L’inchiesta giudiziaria è stata solo la prima ondata dello tsunami che sta investendo Mondomarine. Il cantiere lavora grazie a una concessione di 30 anni che sarebbe scaduta il 31 dicembre. L’autorità portuale, di fronte alla crisi dell’azienda, l’ha rinnovata solo per 4 anni, ma la concessione ora viene contestata da un’altra ditta, la MonacoMarine, che ha fatto ricorso al Tar.

Chiedo ad Antonino Episcopo:“ Ma MonacoMarine vi assumerebbe ?” Risponde :“Macchè.Gli interessano solo le aree e ora il rischio è che salti tutto, anche l’accordo con Palumbo”

Luca Valente ricorda l’ultimo incontro con la proprietà : “L’ultimo Natale con il dottor Zambrini ci diceva che c’era una tensione finanziaria.. Ora io faccio l’elettricista, conosco la tensione a 220 a 240 a 3500… la ‘tensione finanziaria’mi disorienta un po’… ma Zambrini diceva che questo “stress finanziario” era solo temporaneo… “

Con 28.000 disoccupati la provincia di Savona è oggi la più depressa del nord. Il fatto di essere stata riconosciuta , grazie ai sindacati,  come “area di crisi industriale complessa”  ha aperto la porta a fondi statali (40 milioni) per la riqualificazione industriale, ma si tratta di ricostruire un’intera economia.

Mentre l’ultimo cantiere affonda, i camion di una ditta edile bruciano in uno ‘strano’ incendio e la ‘ndrangheta ‘colonizza’ un altro locale nel centro, a Savona si discute soprattutto di deiezioni canine. Un’ordinanza del sindaco, emessa su richiesta di alcuni commercianti, puniva il padrone del cane che piscia sotto i portici con megamulta da 500 euro. Dopo due mesi di polemiche è stata ritirata.

“Il pubblico che assisteva al consiglio comunale dedicato all’ordinanza sui cani era enrome. Arrivava sino in strada – racconta Marco Ravera un consigliere dell’opposizione – ma quando ho detto alla gente ‘restate , ora si parla del cantiere di Mondomarine’ se ne sono andati quasi tutti” .

Quando Adnan Kashoggi aprì le porte del suo yacht più famoso (il “Nabila”) a Lory Del Santo, e, il mattino dopo, la ringraziò con un rubino grosso come una noce e pesante 300 milioni di lire, era già l’uomo più ricco del mondo. 

Figlio del medico della famiglia reale saudita e laureato in California, Kashoggi era un genio degli affari che – racconta il Secolo XIX “faceva incontrare chi aveva idee da sfruttare con chi aveva denaro da investire“

Oggi per salvare e rilanciare il cantiere-gioiello di Savona, ci vorrebbe forse uno come lui, anche perché lo sciupafemmine saudita, morto l’anno scorso, negli anni 70, acquistò proprio dai savonesi uno yacht, il “Mohamedia”, che nel ‘75 sarebbe stato premiato dal Lloyd’s Register come una delle barche più belle mai costruite.

 “ Non ci danno la mobilità perché non siamo mai stati licenziati, e anche la speranza nella cassa integrazione straordinaria è sfumata – racconta Luca Valente della Rsu– così siamo al ‘si salvi chi può’. Alcuni operai si sono messi in aspettativa non-pagata e lavorano come carpentieri a Sestri , al cantiere Mariotti , gli ingegneri sono andati con Fincantieri, ma almeno 30 si arrangiano come possono. Uno fa l’elettricista, l’altro distribuisce i giornali, l’altro ancora lavora a un distributore di notte…Come delegato sindacale sono sempre stato contrario al lavoro in nero , però oggi ti dico : ‘non ho più un lavoro, non ho ammortizzatori sociali, cosa faccio? Devo mettermi un cappuccio… ?’ ”

Il 13 giugno il cantiere verrà messo all’asta a partire da una base di tre milioni di euro, che comprende sia macchinari che i 55 contratti di lavoro dei dipendenti , ma il ° luglio scade anche la concessione che permette all’attuale affittuario, Palumbo Superyacts , di lavorare. Gli operai si chiedono perché l’asta non sia stata bandita prima e dicono che si sono persi due mesi per uno scontro fra Ente Porto e curatori fallimentari. Mentre il primo – raccontano – diceva :  “facciamo il bando di gara e chi vince si prende tutta l’attrezzatura” i curatori rispondevano : “No. Perche’ se vendiamo le attrezzature almeno recuperiamo qualcosa“ 

“ Ognuno tira l’acqua al suo mulino e noi siamo nel mezzo“ dicono gli operai che lamentano oltre al silenzio del Mise – “Calenda non ci ha mai ricevuto”.. – anche quello delle autorità regionali . Sul web ci sono dozzine  di foto di Giovanni Toti accovacciato sul tappeto rosso con cui ‘sottolinea’ – novello Christò – le bellezze della costa,  ma sembra che il Presidente non abbia mai trovato il tempo di scendere dal tappeto per mandare agli operai almeno i saluti di Natale, quando, intirizziti, occupavano l’impianto