Archivio mensile:Ottobre 2018

Murialdo. Ritorno alla terra : gli operai-agricoltori della ValBormida

Il Museo “C’era una volta“ di Riofreddo a Murialdo, in provincia di Savona, è uno dei centri di documentazione etnografica più interessanti del nord Italia e meriterebbe una visita solo per l’odore di legno, di vino, di olio e farina, che emana dai suoi oggetti. Nato dalla passione degli abitanti di Murialdo, per la loro storia, il “museo spontaneo” raccoglie attrezzi di ogni tipo : dalle lampade ad acetilene che illuminavano il lavoro nella miniera di grafite, alle zangole per fare il burro. Alcuni arnesi , come le “ressie”, le seghe da boscaiolo, o i “graffi”, i ramponi per salire sugli alberi, raccontano un passato basato sulla fatica, ma anche su un rapporto diretto con la natura che, oggi, in qualche modo, rinasce proprio dalla sconfitta dell’industria, rendendo questa valle un posto unico per chi ami la campagna. “E’ un lavoro pesante e pericoloso fare il taglialegna – dice Riccardo Righelloche ha 45 anni e due figli di 9 e 12 anni – sei solo nei boschi con la motosega e bisogna avere esperienza. Io, per fortuna, ho imparato da mio suocero,  ma ho dovuto inventarmi un mercato e affrontare i costi dell’attrezzatura”. Sei anni fa, Riccardo era uno dei 50 dipendenti della cartiera di Murialdo che, fallita nel 2012, oggi è una carcassa di cemento assediata dai rovi . Dopo averci lavorato per 20 anni, Riccardo,ha dovuto reinventarsi un lavoro e insieme ad altri ex-operai ha scelto di tornare alla terra o meglio ai boschi “Dopo la chiusura della cartiera di Murialdo ho lavorato un anno a quella  di Ferrania – racconta – Mi hanno assunto, ma mi son trovato male. Così me ne sono andato e ho iniziato questo lavoro. Faccio legna da ardere e pali di castagno per sostenere le reti antigrandine dei frutteti e li vendo soprattutto in Piemonte“. Gli chiedo se gli manchi il lavoro di  fabbrica“Certo- risponde– ti dava una tranquillità. Qui, quando il cliente ordina il prodotto, devi farlo con qualunque tempo : caldo, freddo o pioggia, ma non tornerei indietro. Gli ultimi 10 anni alla cartiera, sono stati durissimi. Poca sicurezza. Dal tetto ci pioveva in testa. Era un disastro”. Nella frazione di Caragna, la telecamera di Mario Molinari inquadra una serie di piccole zucche coloratissime, con una varietà di forme illimitata. Vede queste gialle ? – dice Daniele Siri – se prendo i semi di questa e li pianto, ne verrà una versione ancora diversa. Si creano degli incroci incredibili. Le zucche rosse sono le più ricercate. Queste, bianche, le chiamano ‘dischi volanti’ forse perché evocano i film sugli alieni. All’ultima fiera di Calizzano andavano letteralmente a ruba. Avrei potuto venderne tre volte tante” Daniele, 34 anni, è fra gli ex-operai della cartiera, uno dei più giovani. Dopo la chiusura della fabbrica, ha cercato lavoro in tutta la ValBormida, ma nessuno l’ha chiamato, così ha deciso di creare uno nuovo, a partire dall’orto di famiglia : coltiva piante ornamentali e zucche da esposizione, realizzando un’agricoltura dell’allegria che, combinando estetica e tradizione, può cambiare l’umore di una casa, di una vetrina o di uno showroom, con opere d’arte naturali e a basso costo. Il campo che le produce, nel 2016 venne allagato dalla piena del Bormida e i massi lasciati dal fiume erano così’ grossi che per rimuoverli ci volle il trattore .“ Qui intorno – racconta Daniele– è pieno di terreni abbandonati. I campi piu’ vicini al fiume, come il mio , resistono, ma se devi portar su l’acqua e non puoi lavorare con le macchine, nessuno se ne occupa. Tanti campi che a catasto son classificati come ‘prati’, ora sono pieni di alberi!”. Anche Massimo Odella lavorava per la cartiera. Faceva l’ elettricista per una ditta esterna, ma oggi, lavorando col fratello, taglia 150 quintali di legna al giorno : castagno per le vigne, legna da ardere e legname da cantieri. “Mi è sempre piaciuto fare l’elettricista – dice– ma poi è andata male. Questo lavoro è duro, ma per chi ama la natura è anche bello. Però è difficile trovare giovani che vogliano farlo ”. Rientra in questo processo di mutazione anche Gabriele Vignolo di Cairo Montenotte, sempre in ValBormida. Per 20 anni ha lavorato come ottico in un negozio, poi ha puntato tutto sull’agricoltura biodinamica. Oggi produce piante officinali come il timo, la santoreggia o la nèpeta, usati come condimento, oppure l’assenzio per aromatizzare gli alcoolici e la lavanda .“Una signora mi compra l’olio essenziale per fare un budino alla lavanda – racconta Gabriele– ne mette due gocce nell’impasto per profumarlo. Ho sempre creduto nel mondo agricolo. I miei lavoravano in fabbrica, e proprio dalle loro vite ho capito che non può esserci solo quel mondo. Io e mia moglie vogliamo mostrare che la natura può garantire delle isole felici anche in un territorio come questo” . La “Casa Rossa” di Gabriele funziona anche come fattoria didattica e gli oggetti più strepitosi che costruisce con i bambini – vere e proprie opere d’arte – sono i cosidetti “bug hotel” : casette di legno e pigne, costruite , direbbero i Sovranisti, per “aiutare gli insetti a casa loro”, cioè per  attirare gli insetti “buoni”, come i pronubi, i bombi , le api solitarie, che aiutano l’agricoltore sia con l’impollinazione, sia perché mangiano gli àfidi, i parassiti che aggrediscono le piante. Pare i bambini si divertano un sacco a costruirle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FASCISMO A SAVONA : LA RESA DELLA MEMORIA E QUELLA DELLO STATO

Settantacinque dopo, il forte di Madonna degli Angeli, sopra Savona, è ancora un luogo da incubo. Si vedono scale di ferro che portano a labirinti senza uscita, celle e camminamenti pieni di fantasmi e torrette vuote, come lebandiere che, col fascismo, promettevano gli imperi d’oltremare. Oggi, i custodi del forte degli angeli, sono demoni notturni che animano riti spettrali basati sulla droga e sul sesso a pagamento, narrati sulle vecchie mura da graffiti e frasi in codice.Nel piazzale più grande, assediato dai rovi, il muro dell’esecuzione, rimbomba ancora dei colpi  che il 27 dicembre del 43 spensero la vita di sette uomini. Uno di loro era l’avvocato Cristoforo Astengo, eroe della prima guerra mondiale e amico di Pertini. “L’ultima cosa che hanno visto i condannati è stata quel muro-  racconta lo storico Giuseppe Milazzo che ad Astengo ha dedicato una documentatissima biografia – Prelevati all’alba dal carcere di Marassi a Genova, processati in fretta e furia da un tribunale militare e condannati a morte, furono caricati su un camion e portati al forte ammanettati mani e piedi. Poi vennero fatti scendere e costretti a voltare le spalle al plotone di esecuzione per essere fucilati come traditori. Cristoforo Astengo , che durante la prima guerra mondiale si era guadagnato due medaglieal valore, all’ultimo momento si voltò per guardare la morte in faccia come aveva sempre fatto sui campi di battaglia”. La strage di Madonna degli Angeli , fu una rappresaglia per una bomba , scagliata pochi giorni prima in un’osteria di Savona, frequentata dai nazifascisti. Aveva causato 7 morti tra cui due donne. I fucilati a Madonna degli Angeli , tutti in carcere come antifascisti , non c’entravano nulla con l’attentato , ma occorrevano dei capri espiatori. “Cristoforo Astengo è il personaggio piu illustre dell’antifascimo savonese – aggiunge Giuseppe Milazzo – fu il maestro politico di Pertini che ospitò a lungo a casa sua ed era amico anche di Ferruccio Parri. Apparteneva a una famiglia di industriali, aveva uno studio da avvocato, e avrebbe potuto, come molti, farsi solo gli affari suoi. Pagò un prezzo altissimo alla sua opposizione al fascismo  : perse quasi tutti i clienti, gli devastarono lo studio ( nello stesso momento in cui devastarono quello di Pertini) e, prima di essere arrestato, fu picchiato in pubblico, vicino al municipio.” 75 anni dopo, nella prima metà di settembre, la lapide che ricordava le vittime della “strage di Natale” è stata fatta a pezzi, ma prima di essere materialmente distrutta dal martello di qualche webete in camicia nera, era forse già stata incrinata come dozzine di altre lapidi da chi da anni sta demolendo memoria della democrazia in Italia : Gianfranco Fini, che vedeva  nel Duce era “il più grande statista italiano”, Berlusconi convinto che Mussolini non avesse “ucciso nessuno” e che il confino fosse “una vacanza”, Roberta Lombardi che del fascismo apprezzava il“forte senso di comunità” Matteo Salvini, per cui il fascismo  al netto delle leggi razziali, “ha fatto tante cose buone” . Va detto però che le autorità di Savona hanno risposto senza esitazioni all’oltraggio contro la città medaglia d’oro della Resistenza. Il 27 settembre la maggioranza partorisce un comunicato all’acqua di rose in cui si condannava alla lapide come un qualsiasi atto di vandalismo, corretto in corner grazie alle proteste dell’opposizione, poi, sabato 6 ottobre , una cerimonia al “Campo dei Valorosi” di Zinola, in cui la sindaca di Savona , Ilaria Caprioglio e il prefetto, hanno reso omaggio a una lapide che annovera fra i “Valorosi Caduti della Seconda Guerra Mondiale” anche le “CAMICIE NERE”…Sulla terrazza di una antica magione savonese, davanti alle scheggie della lapide distrutta che ricordava suo zio, ho chiesto a Balduino Astengo, carabiniere in pensione, cosa pensi della cerimonia di Zinola . “ Userò una frase di Einstein – ha risposto– ‘ci sono due cose che possono  dirsi infinite :  l’universo e la stupidita’ umana. Sull’universo – diceva Einstein – mi restano dei dubbi”. Il 27 questo mese una manifestazione antifascista risponderà alla distruzione della lapide e va detto che in questo caso la presenza dello Stato sarà meno distratta : il corteo non potrà seguire il percorso tradizionale del 25 aprile, perché in Via S.Lorenzo è stata aperta una sede di Casa Pound e quindi la libertà di tutti deve fare un passo indietro.