Archivio mensile:Novembre 2018

Se gli studenti prendono la parola. Francesca Gualandri e la pedagogia vocale.

Tu non sei razzista, sei stronzo”,il video in cui Maria Rosaria Coppola, una costumista Rai di 62 anni, ha messo ko un giovane “sovranista” che insultava un immigrato, è diventato virale, ma giustamente quelli di “Fanpage” si sono chiesti come mai almeno 10 persone presenti alla scena non siano risucite a prendere la parola . “Sono ignavi? Sono vigliacchi? – scrivono– chiunque di noi si è chiesto : se fossi stato lì seduto, come avrei reagito ? Avrei preso la parola o sarei stato zitto ?” (1)

Proprio la capacità o meno di “prendere la parola”,anche in contesti molto più quotidiani come un consiglio comunale o un vertice aziendale, è al centro delle ricerche di Francesca Gualandri (1967) una musicologa, esperta di retorica del gesto, che, da anni, si occupa di pedagogia vocale, tenendo corsi dipublic speakinge voice coaching sia in privato che collaborando con l’Università Cattolica di Milano.(2) Un suo articolo scritto con il professor Olivier Béguin (3) racconta come i seminari di voice coaching siano nati proprio per aiutare gli studenti di Scienze linguistiche e del Master in Risorse Umane a superare la difficoltà di “prendere la parola”, ricorrendo alle tecniche dell’”Actio”,quella parte della Retorica che, secondo Quintiliano,combinando voce e gesto, forgiava l’oratore.

“Riconoscendo le difficoltà degli studenti a presentare un discorso, a parlare di fronte a un pubblico – scrivono Gualandri e Béguin– abbiamo cercato di creare un contesto che consentisse loro di superarle o di ridurle. Raramente i nostri studenti hanno l’opportunità di parlare in pubblico a volte sono a disagio durante un esame orale. Obbiettivo di questi workshop è aiutarli a gestire la paura del palcoscenico, migliorare la qualità della voce parlata e la loro pronuncia.Il problema più diffuso tra i nostri studenti è la difficoltà a mobilitare la propria energia al servizio della voce, problema dovuto a due ragioni : la prima, psicologica, relativa al ruolo dello studente; la seconda di natura tecnico-fisiologica. Il contesto universitario a volte tende a favorire un certo profilo di studente: serio, discreto, più concentrato sull’ascolto che sull’espressione personale… Queste ‘qualità’, reiterate nel corso degli anni, non preparano sufficientemente lo studente all’ingresso nella vita professionale dove spesso sono richieste altre qualità, specialmente a chi mira ad occupare una posizione di responsabilità: competitività, fiducia in se stessi, autorità, imprenditorialità,etc. Ci sono poi le difficoltà di natura tecnico-fisiologica. Quando si avverte la paura del palcoscenico, una delle reazioni involontarie più comuni è quella di accelerare. I gesti, la respirazione e la parola diventano più veloci e a scatti. Lo studente sembra avere solo un desiderio: finire velocemente e tornare al suo posto.”

Ma perché è ancora così difficile, nell’era dei social network e della comunicazione H24,  “prendere la parola” ?: “Per prendere la parola devi essere in contatto con quello che hai dentro – risponde Francescanon ci riuscirai mai , se ti blindi, se non respiri , se rimuovi le emozioni . Se ti ‘schermi’ di fronte a tutto, è molto difficile esprimersi . Il problema delle nuove generazioni è che l’educazione le gonfia di informazioni che non sanno gestire, come oche da ingozzare. Non ti viene chiesto di sviluppare un pensiero critico. Al massimo ti viene data la parola solo per chiederti di fare un ‘report’ su quello che hai ricevuto. E’ un’educazione che non prepara assolutamente a ‘prendere la parola’ e che fa sì che tu ti senta sempre inadeguato. Da quando nasci a quando muori, ti si insegna ad essere un bravo suddito. Anche la lezione è ‘frontale’ : non  ci sono momenti in  cui lo studente può interagire . Al limite può dire ‘SCUSI NON HO CAPITO (io pirla…)’ La maggior parte degli studenti cerca di avere un profilo basso, di non farsi notare. L’ideale è l’invisibilità. Io vedo sempre, che tutti, quando devono parlare in pubblico, hanno una paura terribile del giudizio degli Altri : cosa penseranno di me ? Gli piacerò ? Non gli piacerò ? Saranno ostili ? Saranno accoglienti ?. Così arrivano completamente contratti prima ancora di sentire l’ambiente, il pubblico e se arrivi con l’atteggiamento del ‘chiodo’ di certo troverai il tuo ‘martello’ , mentre se ‘senti’ come è la sala, se rischi, se ti esponi, avrai un’altra risposta.”

Il problema è che, a monte, c’è l’idea che essere in pubblico voglia dire “essere dato in pasto”veicolata , secondo Gualandri , soprattutto dai reality – dal GF a Masterchef, in cui essere in pubblico vuol dire essere nell’arena. “Questa dimensione gladiatoria , per cui esporsi vuol dire essere linciato, ha contagiato anche i talk-show. Basti pensare al ritmo, ai dialoghi aggressivi, banali, costruiti in modo che anche chi è competente non abbia assolutamente lo spazio per argomentare. Alcuni miei allievi che studiano canto vorrebbero andare ad ‘Amici’ o a ‘X-Factor’, ma per cosa ? Se ti ‘forgiano’ per vincera ad ‘Amici’ per esempio, lo fanno per farti entrare in uno standard che rende tutti uguali. Non è un caso che quelli che emergono veramente nella musica siano più spesso degli outsiders, penso, per esempio, ad un Ed Sheeran”.

                                           

(1) https://napoli.fanpage.it/napoli-donna-reagisce-contro-un-razzista/

(2) Francesca Gualandri  (https://francescagualandri.name) ha collaborato con il centro di musica antica di Ginevra, il conservatorio della Svizzera Italiana, l’università di Trento e di Göteborg.

(3) Cahiers de l’Apliut : Vol. 37 N°2 | 2018

 

 

 

 

 

Vado Ligure (Savona) : rischia la chiusura la fabbrica delle locomotive

“ Ho lavorato in Bombardier per 15 anni . Quando ci sono entrato avevo il sorriso sulle labbra. Era un’azienda stupenda. Un’azienda che rispettava le leggi sulla sicurezza. Era un fiore all’occhiello, come la Piaggio , la Trench , la Vitron, le aziende che sino a ieri ci davano da mangiare”. Patrizio Lai ,che fa parte della Rsu, lavora alla Bombardier di Vado Ligure da 15 anni , ma oggi ne parla al passato, perché nei prossimi mesi la fabbrica potrebbe chiudere . “devono capire che è un problema sociale  – dice – se resto a casa io c’è una famiglia che resta a piedi, se restano a casa 50 operai, saranno 50 famiglie. Se se domani resterò a casa con tre bambini non so proprio cosa posso fare . A 46 e con tre bambini anni è difficile spostarsi “ . Alla Bombardier, la fabbrica delle locomotive, le famiglie che rischiano di “restare a piedi” sono oltre 500, tante quanti gli operai che lunedì hanno e raggiunto Savona per marciare sino alla prefettura. A poche centinaia di metri dalla carcassa della TirrenoPower , e altre dozzine di relitti di un sisma economico che ha prodotto 30.000 disoccupati nella provincia di Savona , ora entra in crisi un mito dell’industria italiana. La fabbrica delle motrici, infatti , meriterebbe una canzone di Guccini per le locomotive  che ha sfornato (anche per il Frecciarossa), per la sua passata resistenza al fascismo e per la sua recente resistenza ai mercati, ma sembra che tutto ciò non basti a salvarla dai tagli decisi dalla casa-madre, una multinazionale. Il piano del gruppo infatti , prevede o 5000 esuberi , soprattutto nel settore avio, ma anche nel settore trasporti. Solo a Vado Ligure sarebbero oltre 500. “I lavoratori hanno uno stipendio di 800/900 euro al mese “ dice Bruno Martinazzi, una specie di sosia di Bruce Willis, che, da sempre anima la rsu Bombardier  “abbiamo un prodotto che ha mille difficoltà dovute da chi governa Bombardier, compresi i tedeschi che fanno arrivare male e poco il materiale. La locomotiva che vedete è qua solo grazie all’impegno dei lavoratori, alla loro esperienza e alla loro professionalità. Vado Ligure è, purtroppo un reparto ‘sacrificabile’ della parte tedesca dell’azienda “In questa vertenza riteniamo che il gruppo abbia delle responsabilità enormi, conferma Andrea Mandraccia, segretario Fiom Cigl “ si sta verificando un momento di non ritorno, se non arrivano in tempi rapidissimi, carichi di lavoro che possono assicurare la sopravvivenza di questo sito, nel 2019 dovremo  celebrare il funerale di una fabbrica che ha oltre un secolo di storia e faremo il possibile perché questo non accada“. Insieme alla Piaggio di Villanova d’Albenga, la Bombardier rappresenta l’ultimo bastione della grande industria nel savonese e se venisse espugnato, questa parte della Liguria rischierebbe di diventare il sud del nord.  Si tratta di una multinazionale che sul territorio ha preso qualsiasi tipo di commessa da parte del governo e di Trenitalia, – dice Andrea Pasa il segretario della Cgil,– Bombardier ha fatto utili enormi e non ha investito un euro. La responsabilità è della multinazionale e ma è anche il management  italiano che non incide. Le poche produzioni che potrebbero fare su territorio italiano le stanno dirottando in Germania. La politica nazionale deve almeno preservare le produzioni italiane perché restino in italia”. La parola “ESUBERI”, cara agli uffici del personale, evoca un eccesso di energia , un’”esuberabza” dei dipendenti quasi che si moltiplicassero di notte , sfidando i piani dell’azienda o che rifiutassero di scomparire spontaneamente quando non servono più . La realtà dei presunti “esuberi” è piu malinconica perché sei anni di incertezza e di cassa integrazione brucerebbero l’energia di chiunque. “ Cassa integrazione vuol dire che ci rimetti dagli 8 ai 10.000 euro all’anno e per una famiglia monoreddito è una mazzata – dice Sergio , 49 anni, operaio all’assemblaggio – Ho due figli , mia moglie che lavora e abbiamo resistito, ma se la fabbrica chiude, chi mi assume ?  E non so neppure se i giovani troverebbero qualcosa “  “ Come  si è arrivati a questa situazione ? Per disinteresse da parte dei nostri vertici e non parlo dei dirigenti locali parlo dell’azienda globaledice  Marilena Bona, impiegata “ Il sito è stato spremuto il piu possibile senza innovazione, senza nessuna volonta di fare investimenti sul  futuro. Mi rendo conto della sofferenza miei  colleghi . Noi impiegati l’abbiamo subita di meno, ma ora per tutti non ci sarà la cassa integrazione , ma il licenziamento. ” Lunedi scorso i 500 (possibili) esuberi della Bombardier che hanno marciato sino alla Prefettura di Savona, hanno attraversato una città ancora sotto shock, dopo lo tsunami che ha distrutto la costa e il l rogo che ha ridotto in cenere uno degli ultimi ecomostri, l’orrendo palazzo dell’Autorità Portuale. Più di due anni fa, su pressione dei sindacati, la provincia di Savona è stata definita “Area di crisi industriale complessa”. I quindici nuovi insediamenti produttivi che dovrebbero istallarsi grazie e 40 milioni di contributi pubblici produrranno 449 nuovi posti di lavoro, ma basteranno con le ultime crisi che si sono aperte ? “La Bombardier è una delle aziende spina dorsale del savonese” dice Andrea Pasa “per l’area di crisi rappresenta un colpo duro. Se non riusciamo a trattenere qui Piaggio e Bombardier , quei 500 posti lavoro che nasceranno dalle 15 manifestazioni di interesse serviranno a poco, tenendo conto che i porti di Savona e di Vado sono fermi, che le infrastrutture risalgono agli anni 50 , e che il turismo nel Savonese  turismo che ha chiuso il 2018 perdendo 200.000 presenze “. Oggi gli operai della Bombardier rischiano di trovarsi in mezzo ad una forbice da una parte, l’azienda che giura di voler restare in Italia, ma se vince una commessa porta il lavoro soprattutto in Germania e dall’altra il governo , che potrebbe garantire nuove commesse, ma potrebbe anche scegliere di aspettare una decisione definitiva dell’azienda sul sito di Vado.