Archivio mensile:Febbraio 2020

CECENIA. “IN PIEDI NEL CAOS” : diventa teatro la guerra di Putin rimossa dai ‘sovranisti’

Il dramma “In piedi nel caos” (testo di Veronique Olmi e regia di Elio De Capitani), proposto in questi giorni dal teatro Elfo-Puccini (1), mette in scena ‘effetti collaterali’ del conflitto più rimosso del pianeta : la guerra in Cecenia, che Putin ha domato consegnando il paese alla mafia ‘islamica’ di Ramzan Kadirov, dopo che un quarto della popolazione era scomparso nei terrificanti “campi di filtraggio” russi.

La vicenda, ambientata nel 1995, si svolge tutta nella cucina di una ‘komunalka’ (un appartamento condiviso) di Mosca, dove una bravissima Carolina Cametti, interpreta Katia, la moglie di Juri, un reduce sfregiato nel corpo e nell’anima, che affoga i rimorsi nell’alcol. La figura di Juri , interpretato con brutale energia da Angelo Di Genio, è la messa in scena di un corpo afasico, che sanguina, ma non riesce a confessare a se stesso e alla moglie quello che ha fatto. L’arto massacrato che trascina sul palco è la zavorra maleodorlante di un passato che non passa 

e che lui e la Russia non possono amputare.

Juri mi ha ricordato una storia che avevo studiato a lungo prima di andare in Vietnam a girare un reportage per “Storie di confine” : la storia del soldato Varnado Simpson.

Nel documentario “Quattro ore a My Lai” (2) girato nel 1989 e dedicato al più famoso massacro americano commesso in Vietnam, Varnado racconta di aver personalmente ucciso circa 25 persone : “Vecchi uomini, donne, bambini, bufali d’acqua –- racconta – , sparandogli,tagliadogli la gola,tagliandogli le mani,le lingue, scotennandoli”.

Nell’intervista , forse la più sconvolgente mai registrata con un criminale di guerra, Varnado, gonfio di farmaci e di rimorsi, trema, piange, soffre e in qualche modo ‘anticipa’ il suicidio che avrebbe poi commesso nel 1997 registrando un documento eccezionale in cui la tv supera il cinema e il teatro offrendo un’incaranzione del Rimorso che forse avavemo incontrato solo nei testi di Shakespeare.

Nel 1977 quando suo figlio di 10 anni fu ucciso per sbaglio in una sparatoria di quartiere, Varnado disse : “È morto tra le mie braccia. E quando l’ho guardato, la sua faccia era come la faccia del bambino che avevo ucciso in Vietnam. E mi sono detto ‘Questa è la punizione per aver ucciso le persone che ho ucciso.”

Le violenze commesse dai paracadutisti russi in Cecenia, a volte come rappresaglia a quelle commesse dai ceceni, emersero in tutto il loro orrore solo alla fine della guerra, quando nel 2009 due ex-agenti delle forze speciali le rivelarono al Sunday Times Mark spiegando che le loro erano azioni compiute «per amor di pa­tria» 
“ Andrej, dieci anni di Cece­nia – scriveva Fabrizio Dragosei sul Corsera del 27 aprile 2009 riprendendo l’articolo del Sunday Times-  ha raccontato di quando con i suoi ha fatto irruzione in una casa dove era stata segnala­ta la presenza di una donna che istruiva le «shakidka», ra­gazze- kamikaze da spedire in giro per la Russia (su aerei, nei mercati, alle stazioni del me­trò). Grazie all’elettroshock, la donna confessò. Dopo averle sparato in testa, i soldati porta­rono il corpo in un campo, do­ve lo polverizzarono letteral­mente con una forte carica di esplosivo: «Niente corpo, nien­te prove, nessun problema». La questione importante, han­no raccontato gli agenti, «era di agire secondo la volontà im­plicita dei superiori ma senza farsi beccare”

Nel dramma “In piedi nel caos” Iuri , che ha confessato di aver partecipato all’uccisione di un gruppo di donne cecene, sopravviverà grazie all’amore della moglie e accettando l’amputazione  che è il solo  modo per separarsi dal passato riconoscendosi però come un invalido , fisico e morale. 

Il testo di Véronique Olmi, nota in Italia più per  romanzi che per le sue opere teatrali, mostra alcune ingenuità. Ci sono frasi, espressioni – come  “là era solo terrore” – che chi ha visto e soprattutto fatto la guerra probabilmente non direbbe mai, ma nel complesso è ben costruito e ottimamente interpretato grazie a uno spazio che De Capitani ha immaginato  come continuamente violato, imploso, da schianti e rumori esterni 

(1) IN PIEDI NEL CAOS di Véronique Olmi, traduzione Monica Capuani , regia Elio De Capitani ,  scene e costumi di Carlo Sala ,  suono di Giuseppe Marzoli, luci di Nando Frigerio , con Cristina Crippa [Babushka], Angelo Di Genio [Yuri], Carolina Cametti [Katja], Marco Bonadei [Grisha] assistente alla regia Alessandro Frigerio. Produzione Teatro dell’Elfo

 (2) https://www.youtube.com/watch?v=cyuQdHSk8a8