Ponte di Genova : effetti collaterali ….

Mentre la “Pila 10” del Ponte Morandi scricchiola sempre di più quali saranno gli effetti collaterali del crollo su una regione strozzata come la Liguria ? In particolare, come impatteranno su una provincia in crisi come Savona ? L’ho chiesto ad Alessandro Berta, il Direttore Generale dell’Unione Industriali di Savona, che dal 14 agosto raccoglie tutti i segnali che vengono dalle imprese sopravvissute in quella che è stata definita “area di crisi industriale complessa”.

“ Dopo il crollo, fra gli imprenditori locali al momento non si parla di cassa integrazione – come accade all’Ansaldo di Genova, dove non possono lavorare e hanno problemi logistici gravi – ma sicuramente si teme un aumento dei costi di trasporto – risponde –penso all’’Acqua Minerale Calizzano’. Penso a ‘Frascheri’ , un’azienda di Sassello che produce latte, panna e altri prodotti per la pasticceria. Hanno un’ottima logistica della consegna sul ponente, ma su Genova dovranno cambiare tutto, perché tutti quelli che spostano merce su Tir verso Genova o La Spezia adesso sono costretti a risalire a nord , aggiungendo 120 km . Il costo medio in più di gasolo è di 120 euro. Col ritorno diventano 240 a viaggio. Solo i camion piu’ nuovi, fanno 100 km con 20 litri”

D – Quante imprese saranno colpite da questi aumenti ?

R- Tutte le ditte alimentari che fanno distribuzione verso il Ponente, come il ‘Raviolificio S.Giorgio’, la ditta ‘Plin’ che fa pasta fresca per tutta la Liguria, il ‘Salumificio Chiesa’ nel Finalese e le imprese che producono fresco nell’albenganese e a Ceriale. Probabilmente dovranno rinunciare alla distribuzione via tir e usare piccoli camion per superare il ‘blocco’ di Genova. Il problema è che non sappiamo ancora quali saranno i tempi di attraversamento di Genova , perchè non è ancora iniziato il rientro dalle ferie. L’unica cosa certa è che il rallentamento avrà un impatto sulle ore lavorate dei conducenti. Aumenteranno anche i costi di trasporto di un altro un prodotto tipico del savonese : le bottiglie di vetro di Altare, Carcare, Dego , prodotte da ditte come ‘Vetreria Etrusca’ o ‘Verallia’. Distribuiscono verso i grandi mercati vinicoli : Francia, Piemonte, Veneto, ma anche e verso  la Toscana e in quella direzione costerà  più, perchè possono usare solo i Tir, che dovranno fare 240 km in più. Costi in più anche per le imprese edili savonesi che lavorano su appalti pubblici nel Genovesato o quelle  genovesi che lavorano nel Ponente : usano trasfertisti che tutti i giorni raggiungono i cantieri perché non hanno lavoratori sul posto.

D- Alcuni traffici del porto di Genova potrebbero essere dirottati a Savona ?

R- Il porto di Genova oggi può avere dei problemi, ma ci devono essere da 3 a 6 mesi di disagi elevati perché un operatore di linea decida di scegliere un altro porto. All’inizio le difficoltà di Genova potrebbero spostare a Savona i traffici delle “rinfuse”, cioè merci come polveri, sale, carboni , rottami, solfati , che possono essere trasportate su un piazzale senza ricorrerre a container o serbatoi ma, alla lunga, se perde il modello Genova-Savona, ci perderebbe anche Savona.

D– Il crollo del ponte come impatterà sul traffico dei containers ? I cinesi della Maesrk che utilizzeranno la piattaforma in costruzione a Vado Ligure potrebbero pentirsi ?

R- Sul traffico dei container sono meno preoccupato. Potrebbe esserci uno slittamento di traffici dal porto commerciale di Genova verso Voltri, ma Voltri può aumentare la propria capacità con i nuovi investimenti che sono stati fatti ed è collegato direttamente per ferrovia e autostrada alla pianura padana . Vado Ligure seguirà gli stessi percorsi con qualche vantaggio competitivo, in direzione del Piemonte, ma è chiaro che la debolezza infrastrutturale adesso è aumentata. Prima avevamo due autostrade per Milano, adesso ne abbiamo una. Se ogni due giorni si blocca per un incidente, come spesso accade , sarà un problema.

D- Si può dire che dal 14 agosto la definizione di ‘area di crisi complessa’ si è estesa a tutta la Liguria ?

R-Vede se succede un fatto grave, come quando la montagna franò sul treno di Andora bloccando per sei mesi l’unica linea per la Francia, o come accadde a Napoli con la crisi dei rifiuti , il turista o l’investitore che vengono da fuori, non vanno a ragionare nel dettaglio, non stanno a verificare che Genova si può comunque raggiungere. Se c’è un problema di quelle dimensioni, quell’area viene esclusa. Per questo i problemi di collegamento di  Genova vanno risolti al più presto perché se no è l’intera area che rischia di essere considerata come problematica e verrà scartata. L’effetto diretto del crollo avrà un impatto sul Ponenete ma a me preoccupa di più l’effetto indiretto : la Liguria rischia di essere percepita come un’area irraggiungibile ”

Il mio ex-collega Giovanni Toti, oggi presidente della Regione Liguria,  è sicuramente uno dei politici più furbi e ambiziosi della destra italiana e se si è assunto il fardello di di commissario della crisi genovese è anche perché sa che il cratere di Genova avrà un impatto mediatico superiore a quello che ebbe l’Aquila per il suo mentore Berlusconi. L’emergenza di Genova, inoltre, sarà l’unica “prima linea” , sulla quale contrastare la strategia delle emergenze di Salvini e forse l’ultima ‘ridotta’ rimasta a Forza Italia per non farsi ingoiare dalla Lega. Sarà una gigantesca sfida mediatica : o Toti ( oltre a riparare i danni ) riuscirà a comunicare al mondo che Genova è agibile, raggiungibile e fruibile o sarà il declino per tutta la regione. La battaglia per ricostruire il ponte è già adesso secondaria rispetto alla quella per restaurare l’immagine industriale della regione . Fossi in lui mobiliterei le meglio teste della Liguria , da Freccero al vignettista Maramotti, da Fazio a Tatti Sanguineti per trasmettere proprio questo : che la Superba, malgrado il crollo, conserva intatto tutto il suo fascino di città aperta al mondo (in un paese di porti chiusi e di navi sequestrate…) Una campagna ? Perché no? Si potrebbe chiamare “Un ponte per.. Genova”.

 

 

 

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